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	<title>Enoteca Regionale Puglia &#187; Cantina del mese</title>
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		<title>Tor de Falchi, l’avanguardismo suprematista nel cuore della Murgia</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2014 08:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantina del mese]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Rossana Novielli Siamo stati a trovare il prof. Donato Di Gaetano, economista &#8220;bocconiano&#8221; e grande appassionato di viticoltura, nella sua Tenuta avveniristica Tor de&#8217; Falchi, una prospettica costruzione in perfetto stile pragmatista sulle colline di Minervino Murge, nell&#8217;area vini Doc Castel del Monte. Seppure la giornata fosse piovosa, la vista meravigliosa che si manifesta<div class="read-more"><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/?p=5637" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Rossana Novielli </b> <a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0203.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5638" alt="DSC_0203" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0203-300x200.jpg" width="417" height="278" /></a></p>
<p>Siamo stati a trovare il prof. <b>Donato Di Gaetano</b>, economista &#8220;bocconiano&#8221; e grande appassionato di viticoltura, nella sua Tenuta avveniristica <b>Tor de&#8217; Falchi</b>, una prospettica costruzione in perfetto stile pragmatista sulle colline di Minervino Murge, nell&#8217;area vini Doc Castel del Monte.</p>
<p>Seppure la giornata fosse piovosa, la vista meravigliosa che si manifesta da questi luoghi abbraccia distese di maestosi e rigogliosi vigneti ai piedi della località più alta dell’altopiano murgiano.</p>
<p><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0164.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5640" alt="DSC_0164" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0164-300x200.jpg" width="424" height="282" /></a></p>
<p>Il nostro tour parte da una visita ai vigneti di proprietà della cantina, dal quale parte la visione e il progetto con il quale Tor de&#8217; falchi si presenta al mondo intero, ovvero tutelando e preservando le radici culturali del territorio circostante.</p>
<p>Lo si evince dall’innovativa e coraggiosa scelta di trasformare vecchi tendoni &#8211; manifestazione di un sistema di allevamento “massivo” del sistema di allevamento pugliese &#8211; capitozzando 20.000 ceppi e sovrainnestandoli, di vitigni autoctoni quali aglianico, nero di Troia e moscato bianco. E&#8217; stato creato il primo campo madre di circa quattro ettari di nero di Troia ad acino piccolo. E&#8217; stata adottata una “controspalliera ad onda” a guyot bilaterale, attraverso un sistema di innesti e un progressivo infittimento dei sesti di impianto. <a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0015.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5639" alt="DSC_0015" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0015-300x200.jpg" width="411" height="274" /></a></p>
<p>Un antico retaggio, secondo Di Gaetano, quello dell’uso spropositato del tendone, che nel corso del tempo ci è costato molto in termini di produzione di qualità, legata più che altro all’attenzione alla quantità e al profitto immediato.</p>
<p>Da buon economista, Di Gaetano ci fa notare come oggi, in epoca di globalizzazione, questo fenomeno sia in controtendenza, portando all’implosione un sistema economico dedito alla iper-produttività, rivelandosi come una trappola per la viticoltura locale, entrata in competizione con le produzioni estensive di Spagna, Sud africa, Cile, facendo crollare, di conseguenza, i prezzi dell’uva sul mercato.</p>
<p>Per avvalorare la sua tesi, Di Gaetano ci fa ripercorrere, attraverso ricerche condotte personalmente, la matrice storica che contraddistingue queste zone; pare infatti che nel 1874 sia stata creata la più moderna azienda agricola post risorgimentale del nuovo Stato Italiano; un’estensione di oltre 550 ettari di cui buona parte dedicata alla viticoltura.</p>
<p>Parliamo di un periodo dunque pre fillossera, quando un illuminato signore, <b><i>Giulio Bucci</i></b>, costruì la prima cantina monumentale d’Italia, vinificando più di diecimila ettolitri di vini di eccellenza all’anno. All’epoca non c’erano strade, ma lui, attraverso una carrozzata costruita dallo stesso imprenditore, trasportava i tonneau fino a Canosa di Puglia per poi esportarli Francia.</p>
<p>Questo, secondo Di Gaetano, è un chiaro esempio di imprenditorialità vincente, lungimirante e unica nel suo genere, che nella persona di Giulio Bucci, ha intuito quello che a lungo termine paga, cioè la scelta di un modello che miri alla qualità e all’ottimizzazione delle produzioni vitivinicole, in un territorio a cui di certo non mancano le potenzialità per realizzarla.</p>
<p>E’ dunque questa la realtà dalla quale parte la filosofia abbracciata da Tor de&#8217; Falchi, in una visione post avanguardista, che guarda al futuro in termini di eccellenza.</p>
<p>La stessa struttura architettonica della cantina è una chiara manifestazione di intenti. Nella forma ricorda un’opera di <b><i>Kasimir Malevich</i></b>, il pittore russo pioniere dell’avanguardismo russo che fondò quella corrente artistica detta Suprematismo.</p>
<p>Figure geometriche proiettate sui muri e asimmetrie dinamiche che ricordano la legge di moto dei corpi, inneggiano a un modello che cambia continuamente, secondo la proiezione della luce, del Sole o della notte, ma soprattutto in base a come ci si muove nel contesto.<a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0064.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5641" alt="DSC_0064" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0064-300x200.jpg" width="411" height="274" /></a></p>
<p>Il manifesto di Tor de&#8217; Falchi si esprime dunque attraverso questa passione suprematista per i vini di eccellenza, impegnandosi a valorizzare e a tutelare i vitigni autoctoni, adottando e auspicandosi una politica agraria che escluda ogni forma di coltivazione di vitigni internazionali, facendo sì che la cantina sia per il visitatore, uno spazio emozionale e sensoriale.</p>
<p>Una scelta dimostratasi vincente, dato che Tor de&#8217; Falchi è stata nominata nel 2013 dal Ministero delle Politiche Agricole, come una delle poche aziende italiane “<i>Progetto di eccellenza rurale in Italia</i>”.</p>
<p>Non meno importante, per Di Gaetano, è la dimensione della comunicazione e del marketing enologico, un passaggio chiave che ritiene “rivoluzionario”, con la chiara convinzione di voler bypassare quel processo quasi naturale di omologazione e indifferenziazione, legata all’uso di vitigni internazionali che uniformano il “gusto” e si allontano dal concetto di &#8220;terroir&#8221; inteso come identificazione di un territorio, sempre più frequente nella globalizzazione di mercato.</p>
<p>Avvicinandoci lentamente alla cantina, scorgiamo una parete di terra tagliata longitudinalmente a sei metri d’altezza dove il terroir è stato messo a nudo, mostrando la sua natura calcarea, tufacea e pietrosa, tipica della Murgia.</p>
<p><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0061.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5642" alt="DSC_0061" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0061-300x200.jpg" width="423" height="282" /></a></p>
<p>L’effetto che si vuol ottenere nell’osservatore è di spingerlo a riflessioni più profonde, mettendo in relazione in una lettura del tutto nuova, il punto di contatto tra la vigna e la pietra che, per effetto dell’acqua, rilascia tutti quegli elementi oligominerali fonte di arricchimento nel vino prodotto.</p>
<p>Questo progetto chiamato “<i>Wine and Stone</i>”, vuol far passare, ancora una volta, il messaggio di Tor de&#8217; Falchi nel recupero della civiltà millenaria di un territorio.</p>
<p>L’interno della cantina è in continuo divenire, tecnologicamente avanzata, con fermentatori a doppia coibentazione caldo e freddo e sensori a doppi livelli per il passaggio di azoto, con tubi di acciaio inox che scorrono in lunghezza tutta la catena di vinificazione; un’idea che persegue l’intento di voler incontrare la cultura locale in una prospettiva innovativa.</p>
<p>La linea di vini prodotti dalla cantina è completamente proveniente da vitigni autoctoni, tre rossi, <b>l’Animae Agri</b>, da uve aglianico, Castel del Monte Dop; il <b>Boamundus</b>, 40% nero di Troia e 60% da uve montepulciano, Puglia Igp; il <b>Cosmatesco</b>, da uve montepulciano, Castel del Monte Dop.</p>
<p>Due bianchi: il <b>Santaloja</b>, moscato bianco di Canelli Puglia Igp; <b>Chiancabianca</b>, fiano Puglia Igp.</p>
<p>E un rosato, il <b>Suprematism</b>, rosato da uve bombino nero, Castel del Monte Docg.</p>
<p>Quest’ultimo premiato al <b>Sakura Wine Award 2014</b> in Giappone e medaglia d’argento per la migliore etichetta all’<b>International Packaging Competition Vinitaly 2014.</b> <a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0172.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5643" alt="DSC_0172" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0172-300x200.jpg" width="422" height="258" /></a></p>
<p>Di Gaetano ci svela il segreto del successo del suo rosato da bombino nero, che sosta sulle fecce fini a lungo, rilasciando nel tempo la sua caratteristica mineralità, confortati anche da una buona acidità totale di circa 6g/l; un prodotto senz’altro di grande equilibrio e qualità, che rispetta tutti i canoni di quella bellezza estetica tanto decantata.</p>
<p>Una sorpresa è senza dubbio il <b>Santaloja</b>, da moscato bianco d vinificato secco di cui abbiamo degustato l’annata 2012! Il vino mantiene brillantemente il tempo, esprimendo una spiccata mineralità che si sposa felicemente con il bouquet e l’aromaticità tipico del vitigno, corredato tra l’altro, da un’importante alcolicità che raggiunge i 14 gradi.</p>
<p><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0153.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5644" alt="DSC_0153" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0153-300x200.jpg" width="421" height="271" /></a></p>
<p>Nella bottaia, luci soffuse e canti gregoriani ci accolgono in un atmosfera quasi mistica, quella che Tor de&#8217; Falchi definisce “<i>la percezione della riflessione</i>”. Stupisce poi un curioso altare svelato poi nelle parole di Di Gaetano: <b><i>“Tor de&#8217; Falchi vuole essere interpretata come Cattedrale del Vino, custode delle radici culturali del territorio, in senso totale”</i></b>.</p>
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<p><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0134.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5645" alt="DSC_0134" src="https://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/09/DSC_0134-300x200.jpg" width="367" height="245" /></a></p>
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		<title>LA CANTINA DEL MESE: SANTA LUCIA</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2014 17:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantina del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[di Betty Mezzina Serenità, bellezza e cordialità, respirando storia di una antica azienda e tradizione. Grandi eccellenze nel cuore della DOCG di Castel del Monte. Un’oasi di serenità, bellezza e cordialità unita a vini che parlano fortemente del territorio nel rispetto massimo dell’ambiente: ecco l’estrema sintesi dell’azienda agricola Santa Lucia a Corato. Qui tutto parla<div class="read-more"><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/?p=4992" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Santa_Lucia.jpg"><img class="size-full wp-image-5016 aligncenter" alt="Santa_Lucia" src="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Santa_Lucia.jpg" width="1024" height="682" /></a></p>
<p>di Betty Mezzina</p>
<p><b>Serenità, bellezza e cordialità, respirando storia di una antica azienda e tradizione. Grandi eccellenze nel cuore della DOCG di Castel del Monte.</b></p>
<p>Un’oasi di serenità, bellezza e cordialità unita a vini che parlano fortemente del territorio nel rispetto massimo dell’ambiente: ecco l’estrema sintesi dell’azienda agricola Santa Lucia a Corato. Qui tutto parla con un’aria semplice e familiare, a partire dalla sorridente accoglienza del produttore Roberto Perrone Capano, vigneron per antica tradizione familiare in Puglia, dottore commercialista a Napoli con la passione per il mare e il vento, unita alla presenza rassicurante della famiglia Zitoli che da decenni presidia e cura con affetto questa storica proprietà in territorio coratino.</p>
<p><a href="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Vini_Santa_Lucia_2.jpg"><img class="wp-image-5017 aligncenter" alt="Vini_Santa_Lucia_2" src="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Vini_Santa_Lucia_2.jpg" width="929" height="323" /></a></p>
<p>La storia della cantina Santa Lucia risale all’inizio del ‘600, quando la famiglia campano-pugliese Perrone Capano avvia alla viticoltura circa 14 ettari di terreno all’ombra non lontana del celebre Castel del Monte, superficie rimasta più o meno invariata fino a circa 10 anni fa quando si sono aggiunti altri circa 3 ettari in località Castigliola &#8211; poco distante dallo storico nucleo produttivo &#8211; da cui provengono le uve per i due rossi Riserva.  Siamo in piena docg Castel del Monte, un lembo di Murgia, caratterizzata dall’alternanza di lievi colline di roccia calcarea e pianura dove l’olivo e la vite sono parte integrante del paesaggio da sempre.</p>
<p>Rese contenute per ettaro, cura attenta e meticolosa delle piante, selezioni massali in vigna, uso moderato dei recipienti di legno, tecniche non esasperate in cantina, insomma la produzione di vini artigianali e genuini ma mai banali: questa la filosofia dell’azienda coratina che da sempre pone la qualità del vino come suo obiettivo principale. E per mettere nero su bianco questo suo rigoroso modo di fare viticoltura, pur praticando dal 2009 in modo biologico, nell’anno 2013 è stata avviata la conversione ufficiale che porterà a beneficiare della certificazione ufficiale a partire dal raccolto 2016.</p>
<p><a href="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Vini_Santa_Lucia_3.jpg"><img class=" wp-image-5018 aligncenter" alt="Vini_Santa_Lucia_3" src="http://www.enotecaregionalepuglia.com/wp-content/uploads/2014/06/Vini_Santa_Lucia_3.jpg" width="1024" height="685" /></a></p>
<p>I vitigni utilizzati da Santa Lucia parlano profondamente meridionale e pugliese in particolare, a partire dal Fiano “Gazza Ladra”, prodotto dal 2001, ottimo esempio di freschezza unita a buon corpo, in grado di esprimersi bene anche qualche anno dopo la vendemmia così come solitamente questa grande uva è in grado di fare. Ma senza alcun dubbio i veri cavalli di battaglia dell’azienda sono i 3 vini ottenuti da Nero di Troia in purezza, etichette ben note sul territorio che si aggiudicano ogni anno ottime recensioni sulle principali guide nazionali per la sua aderenza e rispetto delle caratteristiche del vitigno.</p>
<p>L’etichetta base “Il Melograno” nasce da uve Nero di Troia ad acino piccolo vinificato in purezza, provenienti dalla vigna che dà il nome all’etichetta. Il “cru” ampio circa 4,5 ettari, sorge ad una altezza di 300 metri sul livello del mare su un terreno di natura calcarea, ideale per la produzione di ottimi vini rossi. Ovviamente in vendemmia è bandita ogni forma di meccanizzazione, il vino matura per circa 6-8 mesi in botti di rovere della capacità di 350 hl a cui segue un periodo di affinamento in bottiglia di altri 6 mesi.  Fiore all’occhiello di Santa Lucia è la Riserva “Le More”, piccola produzione di 5000 bottiglie ottenuta con Nero di Troia in purezza &#8211; fino al 2001 per domarne l’irruenza tannica veniva aggiunta una piccola percentuale di Malbec. Le uve utilizzate per la produzione di questo vino provengono dal vigneto Castigliola, a 300 metri sul mare, su terreno calcareo, ampio circa un ettaro e mezzo. Dopo 18 mesi di riposo in barrique e un anno in bottiglia, il vino mostra un frutto maturo di prugna, marasca, ma anche mallo di noce, anice stellato e liquirizia, tannino ben presente ma gradevolmente fuso ad una grande avvolgenza e persitenza al palato. Insomma un vino sontuoso.</p>
<p>A partire dall’annata 2006 Santa Lucia ha portato sul mercato lo “0,618” un’etichetta definita giocosamente da Roberto Perrone Capano la riserva della Riserva. Dietro il numero della “sezione aurea” di Fibonacci si celano sole 500 bottiglie ottenute da una attentissima selezione di uve Nero di Troia perfettamente mature che dopo la vinificazione affinano per ben 6 anni di cui 18 in barrique francesi e 4 in bottiglia. Il tempo, grande alleato di questo vitigno, gli dona indiscutibile eleganza ed auterità. La gamma di Santa Lucia include anche una piccola produzione di Negroamaro dal nome “Gazza nera”, solo vasche di cemento vetrificato e bottiglia per affinare questo vino semplice e giovane. Come tutte le cantine con una solida tradizione familiare alle spalle, a Corato si produce -se l’annata lo consente- anche un vino dolce ottenuto da uve passite di Aleatico, il Gazza Rubina, molto apprezzato per il sorprendente equilibrio fra dolcezza e freschezza. Come accade ad altri vini pugliesi, anche quelli di Santa Lucia riscuotono grande successo all’estero, attualmente sono presenti  in  Usa, Canada, Belgio, Olanda, Russia, Germania e Singapore. L’azienda durante il processo produttivo si avvale della collaborazione tecnica dell’enologo Luigi Cantatore con la supervisione di Paolo Caciorgna, mentre l’aspetto prettamente agronomico è seguito da Alfredo Tocchini.</p>
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		<title>LA CANTINA DEL MESE: SAN DONACI</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 09:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantina del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianni De Gerolamo Incontriamo il Presidente della Cantina Cooperativa San Donaci nel paese omonimo in provincia di Brindisi, terra di Negroamaro e di antiche tradizioni vitivinicole. La Cantina San Donaci poggia la sua storia su principi fatti di aggregazione, mutualità e sussidiarietà di una società che nasce come cooperativa. Ma parla anche di tenacia,<div class="read-more"><a href="https://www.enotecaregionalepuglia.com/?p=2943" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Gianni De Gerolamo</p>
<p><strong>Incontriamo il Presidente della Cantina Cooperativa San Donaci nel paese omonimo in provincia di Brindisi, terra di Negroamaro e di antiche tradizioni vitivinicole.</strong></p>
<p>La Cantina San Donaci poggia la sua storia su principi fatti di aggregazione, mutualità e sussidiarietà di una società che nasce come cooperativa. Ma parla anche di tenacia, di stimolare dal basso una condivisione produttiva rivolta al raggiungimento di pregevoli standard qualitativi con prodotti ormai riconosciuti ed apprezzati da un mercato sempre crescente.<br />
Una esperienza nata in Salento nel 1933 dallo spirito imprenditoriale di 12 agricoltori che hanno creduto nella loro terra e nel suo prodotto più importante: il vino. Oggi, dopo 80 anni, i soci sono 245, tempo ne è passato e delle origini resta un vecchio stendardo di rappresentanza, cimelio ma soprattutto orgoglio della cooperativa, ormai scolorito, oltre a qualche alberello di Negroamaro.<br />
Proprio da questo vitigno e da questo antico sistema di allevamento nasce il vino di punta della cantina, “l’Anticaia” affinato in barrique collocate nelle antiche cisterne aziendali, perfetta “Cantina Naturale”, luogo ideale a temperatura ed umidità costante.<br />
Cinquecento ettari complessivi collocati geograficamente nel Salento al confine tra la provincia di Brindisi e quella di Lecce nell&#8217;agro di Guagnano, attraversando una notevole varietà terreni, microclimi e tradizionali vitigni come Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera ma anche Malvasia Bianca, Bombino, Trebbiano ed interessanti utilizzi di internazionali come Chardonnay, Cabernet, Merlot e Sirah.<br />
Facciamoci raccontare qualcosa dal Presidente della cantina <strong>Marco Pagano</strong> alla guida di questa azienda dal 2009.</p>
<p><strong>Cantina San Donaci, ottanta anni e non li dimostra. Presidente, questa cantina è stata una azienda simbolo per quanto riguarda la rinascita delle enologia pugliese. Quali sono state le più importanti trasformazioni volte alla qualità? </strong></p>
<p>La nostra primaria attenzione è stata rivolta ai nostri soci produttori, accompagnandoli con specialisti di professionalità per l’ottenimento della migliore qualità delle loro uve. Non sono mancati, quando necessario, gli adeguamenti strutturali e tecnologici per garantire una ottimale vinificazione. Ultimo elemento, determinante per l&#8217;esaltazione dei nostri prodotti è stato recuperare, nella pancia della cantina, le vecchie cisterne divenute &#8220;luogo sacro&#8221; per l&#8217;affinamento dei nostri vini in pregiate barrique di rovere. Il tutto inserito in perfetta armonia nella ricchezza dei un territorio che ha voluto nei secoli farci dono del migliore nettare di Bacco.</p>
<p><strong>Uve storiche come Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera ma anche blend con vitigni internazionali. Qual’é il rapporto tra tradizione e gusto internazionale nei vostri prodotti?</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo primario della nostra cantina è sicuramente quello di tutelare e salvaguardare la storia della nostra vitivinicoltura per qui primaria è l&#8217;esaltazione e la più qualificata offerta dei nostri vini autoctoni. 80 anni di storia con i risultati che si porta a presso confermano il buon lavoro dei soci e degli amministratori che si sono susseguiti. L&#8217;essere diventati cittadini del mondo non poteva prescindere, attraverso la ricerca e l&#8217;innovazione, a considerare importante il gusto e le preferenze dei consumatori del mondo. Si è voluto infine anche verificare un possibile connubio tra i nostri vini autoctoni ed alcuni internazionali. il risultato è stato più che soddisfacente anche se, riteniamo che appieno titolo il Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera debbano essere &#8220;Ambasciatori&#8221; nel mondo delle nostre produzioni e del nostro territorio.</p>
<p><strong>Come sta andando il mercato pugliese in Italia e all&#8217;Estero?</strong></p>
<p>Possiamo certamente ritenerci soddisfatti dell&#8217;attuale situazione di mercato. La Puglia in questi ultimi anni ha lavorato molto per recuperare un notevole ritardo nella valorizzazione diretta del proprio vino, oggi riceve la gratificazione per avere osato di più. Il mercato italiano risente di un calo significativo nei consumi rispetto al secolo scorso, ma è aumentata l&#8217;esigenza di prodotti di qualità che chiama le nostre aziende ad organizzarsi e strutturarsi sempre meglio per una adeguata risposta. La mancanza di pesantezza del mercato del vino è generata da una richiesta, al momento in crescendo, che viene dall&#8217;estero. Un mercato che oggi ci sta incoraggiando a continuare a produrre vini. Ulteriore conferma la riceviamo dai continui e numerosi riconoscimenti nei concorsi enologici internazionali.</p>
<p><strong>&#8220;Volontà di unirsi per crescere&#8221;, sono fra i motivi fondanti di San Donaci. Le riveste anche il ruolo di Presidente di Confcooperative Puglia, quale potrebbe essere il contributo che il consociativismo può dare alla filiera pugliese?</strong></p>
<p>Da sempre e soprattutto in un contesto produttivo eccessivamente parcellizzato la risposta alle proprie esigenze produttive e commerciali, non poteva che trovare risposta nell&#8217;aggregazione. Cantina San Donaci, pioniere nella cooperazione ha voluto, quasi un secolo fa, indicare un percorso che poteva, nel tempo, risultare vincente. In tali principi, quelli della cooperazione, affondano le radici della mia convinzione che l&#8217;aggregazione rimane uno strumento eccezionale per accelerare e migliorare lo sviluppo complessivo del territorio. La responsabilità del presidente di Conf-cooperative Puglia mi porta a sollecitare le nostre cooperative alla innovazione e alla creazione di ulteriori strumenti o soggetti che possano facilitare il consolidamento e lo sviluppo della loro attività d&#8217;impresa, con conseguente beneficio per l&#8217;intera filiera agroalimentare pugliese.</p>
<p><strong>Quali novità ci aspettano per i prossimi ottanta anni, ma anche oltre?</strong></p>
<p>Il vero segreto del successo, indipendentemente dall&#8217;età, sta nel risultare sempre attuale. Pertanto nei prossimi secoli la Cantina San Donaci risulterà un&#8217;appetibile e desiderata &#8220;Donzella da sposare&#8221;.</p>
<p>Partiamo da noi, perché questo racconto è sintesi di perfetta armonia fatta di parole magiche come tradizione, innovazione qualitativa e perfetto esempio di consociativismo e di come questo perfetto connubio può risultare strategico per il futuro così come lungimirante è stata la volontà dei primi docici.<br />
“Così a conclusione di queste brevi riflessioni auspico che la vitivinicoltura e le future generazioni sappiano garantire un brindisi intorno al mondo con un calice del nostro eccellente Negroamaro”, è il saluto del Presidente Pagano.<br />
Un brindisi al quale non possiamo sottrarci, magari visitando la cantina o incontrandoli a Vinitaly padiglione 11 della Regione Puglia allo stand C3-C4.</p>
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